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Scritto da Davide   
Giovedì 11 Febbraio 2010 21:31

 

 

 

 

 

 


[Intervista] Shinedown
Caricato da Outune. - Video musicali, interviste agli artisti, concerti e altro ancora

 

 

[Barry] Siamo gli Shinedown, Eric, Brent, Barry, Zach, veniamo da Jacksonville Florida come band, singolarmente Brent è originario di Knoxville Tennessee, Eric arriva dalla South Carolina, io dalla Florida, lui (Zack) da Memphis Tennessee

[Brent] hey Eric tu cosa fai nella nostra band?...[Eric] suono il basso, il
piano e mi occupo delle backup vocals, [Brent] io canto, [Barry] io colpisco cose a caso, [Zach] chitarre e backup vocals.


E’ la nostra prima volta in Italia, siamo contentissimi..anche se abbiamo rischiato di non arrivarci proprio! Siamo stati fermati agli sbarchi in aeroporto, abbiamo avuto i cani sul tourbus, insomma siamo stati fermi
parecchio, forse le forze dell’ordine non volevano arrivassimo in tempo! Credevano che avessimo tonnellate di droga nascoste da qualche parte, davvero non credevano non avessimo nulla. Hanno rovistato dappertutto per due ore, c’hanno guardato in faccia e hanno detto questi hanno la droga!

Ci hanno fatto il test dell’ alcool...insomma alla fine siamo qua e ce l’abbiamo fatta!
[Barry] Il nostro genere? Direi rock and roll, punto. Molte persone dicono che suoniamo southern rock, oppure post grunge, alternative rock and roll, viene dal cuore, suoniamo che ci piace e in cui crediamo.

La definizione post-grunge non penso faccia per noi, probabilmente veniamo accostati a questo genere perchè Brent ha una voce molto potente, qualcuno lo ha avvicinato a Chris Cornell, magari in passato potevamo esserlo ma ora no.
[Brent] Sono stato paragonato a Chris Cornell, Bruce Dickinson e Ronnie James...Dio bella storia!
Sono contento, è un onore altrochè!


[Brent] sono un grande fan di Otis Redding, sono stato influenzato dai cantanti soul, Otis Redding, Sam Cooke, Marvin Gaye, Al Green o anche da Ella Fitzgerald, Billie Holiday...mi piace come cantante avere molta fiducia nella mia voce, per questo il mio modo di cantare è spesso drammatico, cerco di mettere più enfasi possibile nella
mia voce e cerco sempre di trasmettere tutta l’energia e la passione che impiego nell’interpretare i brani


[Brent] Il nostro terzo disco “The Sound Of Madness” è stato una necessità per molti aspetti. I nostri primi due dischi hanno avuto un certo tipo di storia, sono andati bene ma questo nuovo disco era cruciale per la nostra carriera come band.
Volevamo realizzare il miglior disco possibile, ogni pezzo doveva essere epico e l’album doveva assolutamente superare tutto quanto avevamo fatto fino a quel momento, per dimostrare a un sacco di persone quello che eravamo davvero in grado di fare. Siamo entrati in un mondo differente con questo lavoro, volevamo che Sound Of Madness suonasse e venisse concepito in modo completamente diverso rispetto ai primi due dischi con ogni singola canzone valida. Abbiamo messo insieme chitarra, basso, batteria, voce insieme a sintetizzatori, orchestrazioni, arrangiamenti particolari, abbiamo lavorato per mesi a ogni singolo dettaglio: eravamo sotto la lente d’ingrandimento e l’attesa era tanta, dovevamo davvero superare noi stessi perchè principalmente era il nostro obiettivo fare un salto di qualità. Succederà lo stesso con il prossimo disco, non devi sempre seguire l’istinto e partire in quarta, dovremo sederci a ragionare su quanto è accaduto e cominciare a mettere insieme i pezzi di un puzzle per arrivare a un’entità definita.

Preferisco davvero prendermi il tempo che serve, è come vivere un’avventura molto più a lungo che in brevissimo tempo.


Perchè così tante difficoltà per una band americana nell’arrivare sul mercato europeo?


[Barry] Ci vuole molto tempo e molto denaro. Per affermarsi negli States ci vuole un sacco di tempo, sono enormi, li abbiamo girati tutti con i tour dei primi due dischi, ci abbiamo messo due anni!

Abbiamo costruito una fan base abbastanza solida ora, possiamo permetterci di cambiare continente e cominciare a vedere se c’è spazio per noi da queste parti, dove ci sono lingue e usanze diverse, fusi orari diversi... alcuni gruppi sono riusciti prima

di noi ad arrivare in Europa ma penso sia questo il momento migliore per noi per arrivare a queste latitudini, proprio con questo disco che è andato benissimo e che ora ci permette di pubblicarlo anche qui.


[Brent] Non so ancora se canterò Simple Man insieme agli Skynyrd questa sera, questo tour come supporter band loro è arrivato proprio all’ultimo momento: il nostro agente ha visto che i Lynyrd cercavano un gruppo per questa data in Italia, noi eravamo nei paraggi e senza show e la cosa è andata in porto! Chiaro se c’è possibilità di cantare con loro questa sera non ci penserò due volte!"

 

L'Intervista by Metalitalia.com

 

Gli Shinedown sono proprio come ve li aspettate: come traspare nel loro potente rock da classifica, i quattro ragazzi di Jacksonville (Florida) appaiono educati e professionali, e sprofondati su un divanetto dell’Hilton si dimostrano disponibilissimi ad affrontare, tutti insieme, le numerose interviste da sostenere prima del loro concerto di spalla ai Lynyrd Skynyrd (anche se due di loro, durante il tempo a nostra disposizione, sono stati praticamente muti causa jet lag). Portavoce ufficiale il batterista Barry Kerch, che a prima vista sembra uno dei Backyard Babies, ma si dimostra loquace e affabile. Gli fa da spalla il simpatico frontman Brent Smith: ecco il resoconto della nostra chiacchierata…

SI DICE CHE PER LE REGISTRAZIONI DI “THE SOUND OF MADNESS” AVETE STESO UNA SESSANTINA DI PEZZI… COME AVETE FATTO A TAGLIARLE A 11?
Barry: “In tutta onestà non è detto che tutte siano degne di pubblicazione! Ne abbiamo salvate circa la metà per poi registrarne solo una ventina. Quelle ‘tagliate’ dalla pubblicazione sono già emerse qua e là, vedi nell’edizione speciale del CD o come contenuto del videogioco Rock Band”.

IL VOSTRO SUONO E’ ABBASTANZA CLASSICO, E, SENZA NESSUNA OFFESA, POCO DISTINTIVO: PERCHE’ SECONDO VOI RIUSCITE AD ESSERE SUPERIORI ALLA MAGGIOR PARTE DEI GRUPPI DEL VOSTRO GENERE?
Barry: “(Mette una mano sulla spalla del collega, seduto accanto a lui, ndR) A mio parere una cosa che ci separa nettamente è l’onestà dei nostri testi. Brent scrive col cuore, non tenta di ricreare sentimenti che non sono reali, e la sua voce è magnifica, siamo davvero contenti di poter dividere il palco con lui, non ci sono molti cantanti rock che sanno cantare come lui al giorno d’oggi”.
Brent: “Ti sembra il modo di mettermi a mio agio? Pensare a come posso perdere la mia voce con quest’aria condizionata è un incubo! (risate, ndR)”....

 

E’ DIFFICILE MANTENERE LA TUA VOCE IN CONDIZIONI OTTIMALI?
Brent : “Lo è. Amo stare in tour e fare questa vita, ma è un impegno costante. Se vivi in maniera salutare la tua voce sarà a massimo regime. A volte è difficile dire di no ai vizietti e alle festicciole da backstage, ma… I am the way that I am, because I’m Popeye The Sailorman!!! (si rotolano tutti giù dal divano per le risate, ndR). Scusa. In realtà il lato professionale dell’essere musicisti è una cosa che prendiamo tutti molto seriamente, possiamo concederci qualche libertà ma solo dopo lo spettacolo, la nostra vita è concentrata totalmente sullo show, per ricambiare la dedizione dei vecchi fans e per attirarne di nuovi. Abbiamo solo un boss, ed è il nostro pubblico intero”.

STARE SU UNA MAJOR LABEL: CONSIDERANDO QUANTO QUESTE STIANO RIDUCENDO STAFF E BAND SOTTO CONTRATTO PENSATE SIA UNA COSA BUONA O CATTIVA?
Barry: “Gli ultimi avvenimenti dell’industria discografica non ci hanno danneggiato. La nostra etichetta non ha cessato di supportarci appieno e non è cambiato sostanzialmente nulla. Mi preoccupo però per i gruppi nuovi. Per loro non sarà così facile, abbiamo schivato questo fenomeno per un pelo, ci sentiamo fortunati ad avere un team che si prende tanto ben cura di noi”.

“THE SOUND OF MADNESS” E’ USCITO GIA’ DA UN ANNETTO NEGLI STATES, SIETE ANCORA ENTUSIASTI DI PROMUOVERLO, QUESTA VOLTA IN EUROPA DOVE E’ STATO APPENA PUBBLICATO?
Barry: “Assolutamente si, siamo quasi un gruppo nuovo da queste parti, per noi è come un nuovo inizio. Ed è facile perché siamo del tutto innamorati delle canzoni che l’album contiene, e allo stesso tempo il pubblico tiene vivo questo fuoco dentro di noi con tutta l’energia che ci danno. Infine ci aspettano ancora svariati mesi di tour… quindi ci conviene essere entusiasti o sarà una cosa invivibile”.

COSA VI E’ NECESSARIO PER CONQUISTARE L’EUROPA?
Barry: “La stessa cosa che ci serve per conquistare qualche area degli Stati Uniti, quello che stiamo facendo da tempo: tour su tour. Che siano date di supporto ad altre band, festival, da headliner nei club, abbiamo bisogno di farci conoscere e il modo migliore è farlo suonando dal vivo. Di conseguenza è quello che faremo”.

PERCHE’ IL PUBBLICO ITALIANO DOVREBBE DARE UNA CHANCE A AL VOSTRO ALBUM?
Barry: “E’ un ottimo disco. E’ Rock n’ Roll, è onesto, viene dal cuore, contiene alcuni dei pezzi più heavy che abbiamo mai scritto così come alcuni dei pezzi più delicati. Se vi piace il rock vi piacerà anche il nostro album”.
Brent: “E’ il miglior disco al mondo. Scrivilo bene e mettici il mio nome a fianco”.

LA VOSTRA COVER DI ‘SIMPLE MAN’ DEI LYNYRD SKYNYRD E’ DIVENTATA UN SUCCESSO ENORME: COME L’AVETE SCELTA?
Barry: “C’è un motivo ben preciso: il nostro ex-chitarrista Jasin era sposato con Melody, la figlia di Ronnie Van Zant, voce della formazione originale dei Lynyrd Skynyrd. La vedova di Ronnie ha un locale, chiamato Free Bird Live, dove ci siamo esibiti e dove, per Jasin, abbiamo dedicato questa cover a Melody e a sua madre. Successivamente è stata riproposta in più occasioni fino alla registrazione vera e propria”.
Brent: “Ora, anche se Jasin non fa più parte del gruppo, continuiamo a riproporre questa cover perché la sentiamo oramai nostra, senza mancare di rispetto al nostro ex collega. Siamo anche dei grandi fan dei Lynyrd, e ci riteniamo onorati di aprire per delle leggende del rock questa sera a Milano”.

COME AFFRONTERETE IL LORO PUBBLICO?
Brent: “Con i pugni in alto! L’80% delle persone che ci saranno stasera realisticamente non avranno mai sentito il nostro nome, e questo ci motiva tantissimo, è una sfida per noi tutti. Saremo noi stessi, come sempre, anche se abbiamo solo 30 minuti a disposizione”.

QUANDO AVETE INIZIATO ANNI FA DOVE SPERAVATE DI ARRIVARE CON GLI SHINEDOWN?
Barry: “Al livello in cui siamo adesso. In una parola: longevità. Abbiamo già raggiunto l’importante traguardo del terzo album, ma vogliamo crescere ancora, e con noi speriamo che cresca anche il nostro pubblico”.

SE DOVESTE ESSERE RICORDATI PER UNA SOLA COSA, QUALE VORRESTE CHE FOSSE?
Barry: “L’umiltà”.
Eric: “La longevità, unita al nostro incondizionato amore per la musica”.
Brent: “Dicono che scrivere testi sia più economico che andare in terapia. Penso ci sia un motivo per cui la gente si identifica con noi, e voglio che gli Shinedown siano ricordati per quello”.
Zack: “Vorrei che gli Shinedown fossero ricordati come una grande live band”.

 

"Devour" Live in Italy (musicalmetal.blogosfere.it)

 


 

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Aprile 2010 23:24
 

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Sabato, 31. Luglio 2010

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